domingo, 11 de novembro de 2012


Carlos Lordelo e Clarice Clarice Cudischevitch, Especial para o Estadão.edu
Professores de cursinhos de São Paulo contestam três questões da prova de primeira fase do vestibular da Unicamp, aplicada na tarde deste domingo, 11.
Para o Anglo, os testes 43 e 44, de matemática (caderno Q e Z), têm duas respostas possíveis. Segundo o cursinho, o gabarito da questão 43, de análise combinatória, é a letra A. "Mas muita gente por aí vai dar a resposta B", diz o coordenador geral do Anglo, Luís Ricardo Arruda. "O aumento no número máximo de placas será de 1,6, mas a variação obtida com a mudança relatada pelo enunciado será de 2,6", afirma. "Logo, o aumento é inferior ao dobro."
Já na questão 44 - segundo Arruda, "interessante e bem formulada" - os cálculos levariam à resposta C. "Mas a alternativa A também está certa, já que 4/5 é maior que 3/4 e 25/16 é menor que 16/9", diz o professor. "Uma distração como esta na formulação das alternativas não pode ocorrer em uma prova da Unicamp."
O coordenador pedagógico do Etapa, Marcelo Dias Carvalho, reclama da questão 20, de biologia (caderno Q e Z), que comparava um pinheiro do Paraná a um jequitibá. O professor diz que a alternativa C, que seria a correta, na verdade está errada, porque porque tanto o pinheiro quanto o jequitibá têm sementes - e isso não seria uma característica que diferencia as espécies.

segunda-feira, 5 de novembro de 2012

fascisti carogne tornate nelle fogne

Normalmente non mi rallegro per la morte delle persone e tanto meno per quella delle bestie
(come in questo caso), ma sono felice per la morte di Pino Rauti, neo fascista schifoso
come tutti i suoi seguaci.

segunda-feira, 22 de outubro de 2012

no comment

-L'Italia è ai primi posti per tasso di corruzione percepita, al pari di Ghana e Macedonia. Questo secondo il rapporto realizzato dalla commissione governativa sulla prevenzione del fenomeno corruttivo presieduta dal consigliere Roberto Garofoli.

segunda-feira, 24 de setembro de 2012

Politica e serietà

A tutti, buonasera, signori e signore, 

è nota la serietà della politica, italiana e non. I politici raramente ridono,
quasi che una faccia seria sia da loro considerata come sinonimo di
buona pratica. Parlano seriamente, si vestono seriamente, si atteggiano
a persone serie, la loro mimica facciale è oltremodo seria. 
Eppure, quando vediamo i risultati pratici, siamo noi cittadini a divenire
molto seri, direi addirittura tristi, alcuni arrivano a piangere dalla disperazione,
e già varie persone, in Italia dall'inizio dell'anno si sono suicidate anche a causa
dell'incapacità della politica di garantirgli un futuro migliore (qui apro una breve
parentesi per dire che non dobbiamo delegare tutto ai politici, siamo (imperativo)
noi i primi ad essere i nostri fabbri, chiusa parentesi).
Alcune volte, noi cittadini arriviamo a riderci dei politici e dei loro comportamenti
istituzionali, un riso rabbioso, come si dice in sardo "arriendi po no prangi".
Ma loro non ridono mai, la serietà è un mestiere e i politici credono di essere
più credibili così facendo; nonostante da una vita tutti noi siamo al corrente
del detto 'una risata vi seppellirà".
Vorrei dire, umilmente, ridendo: "Sorridete, o politici, siate allegri, perché lavorate
meglio". O forse la coscienza sporca che avete ve lo impedisce? Allora dimettetevi,
andate in vacanza, siate umani e poi, se è il caso, tornate.

Questa breve introduzione per proporvi la notizia del giorno, comunicato Ansa.
è una buona notizia, che fa ridere, che rende felici. Tutti noi siamo politici.
Vinicio

(ANSA) - BRASILIA, 24 SET - In Brasile il popolare clown televisivo Tiririca, eletto deputato nel 2010 con 1,3 milioni di voti, è uno dei 9 parlamentari che, da allora, è sempre stato presente nelle 171 assemblee della camera in cui ci sono state delle votazioni. Per questa sua particolare assiduità è stato incluso da una giuria di giornalisti parlamentari in una lista di 25 colleghi tra i quali, prima della fine del 2012 e per voto online, verrà designato il deputato più assiduo nei suoi doveri di tutto il Brasile.
24 settembre 2012


sexta-feira, 24 de agosto de 2012

Scuola

La notizia del giorno, che potete trovare sui quotidiani italiani oggi e che probabilmente vi rimarrà per lungo tempo, è che il governo attuale, con a capo Mario Monti, "ha dato il via libera a un nuovo concorso per 11.892 docenti, il primo dal 1999. La pubblicazione, riferisce il Miur, è prevista per il 24 settembre" (letto su: www.repubblica.it   il 24/08, ora brasiliana 20:44).
 Nelle prime indiscrezioni, si dice che si vuol favorire l'assunzione di "giovani" capaci e motivati, attraverso
procedure di concorso nuove e non ancora specificate.

Insomma, una generazione che sinora è stata bistrattata dalla politiche pubbliche,
considerata solo valevole di chiedere il contributo di disoccupazione, che ha subito
la crescita (e ne vede lo sfascio) del sistema democapitalistico proletarizzato che
prevedeva la distruzione dei contratti 'regolari' a favore di tipologie di contratto ridicole
e a dir poco degne di dittature del sistema basato sull'economia 'prima di tutto, ma proprio tutto',
sembra avere una possibilità.

Una possibilità non solo di avere quanto gli è dovuto, vista la democratizzazione dell'educazione
superiore degli ultimi decenni (30 anni di studi per avere in mano un pugno di mosche), ma anche
di essere più ottimista.

Il discorso va a parare sul sistema che è stato scelto. A mio avviso, ottimo.
Perché si investe sulla cultura, sull'educazione, idee queste che sono alla base
di una futura crescita. Non gli si chiede di andare a lavorare al ciclo in fabbrica
e produrre pezzi di ricambio per la Fiat. Si produce conoscenza, cultura.

Perché allora il Giornale, quotidiano berlusconiano, ignorante, fascista, titola:

"La ricetta di Monti per rilanciare la crescita? Una vagonata di nuove assunzioni".
Il 'giornalista' Andrea Indini scrive "Per il momento, purtroppo, l'unica certezza è la vagota di assunzioni decisa dal governo per andare a ingrossare le file del sistema scolastico nazionale".

(Una risposta alla precedente domanda retorica io ce l'avrei: perché è berlusconiano, ignorante, fascista, capitalista)

 Ecco come l'opinione pubblica di destra considera la scuola, la cultura, la ripresa economica.
Certo, perché quello è il quotidiano di riferimento per la destra, e dopo aver letto l'articolo
da bravi pecoroni la penseranno tutti così. L'educazione, secondo loro, non è motore di crescita.
 è un peso, da mollare.

My holy God, meu Deus. Speriamo solo che per farli contenti Monti non infili solo insegnanti di
religione che, detto tra parentesi, (in Italia significa di religione cattolica).

A si biri cun salluri
Vinicio Corrias 

PS. La parola giovani è virgolettata perché in Italia la gioventù si estende sino ai 40

sexta-feira, 20 de julho de 2012

Passavamo sulla terra leggeri.



Due 'estratti',  racconti sull’essere sardi, sulla periferia e sulla centralità che da sempre fanno da sfondo ai discorsi ‘sardi’. Il primo appare in un saggio e riporta le parole di Lussu che intervenendo a convegno affermava "di aver 'conosciuto cinque Papi [...] di aver visto saltare per aria regni e imperi'. E concludeva 'Il volto della terra è veramente trasformato. Siamo ormai nel pieno della civilità storiaca e dei voli alla luna. Ma la Sardegna?'". (ARESU 2010.
Il secondo è nell'introduzione di non ricordo quale libro del mio scrittore sardo preferito, parlava delle dimensioni dell’isola e di quanto oltrepassare il mare significasse (e significhi) per molti, oltrepassare un punto estremo. Così i 350 km dell’isola equivalgono ai 3500 del Brasile, e per tanti le estremità dell’isola rappresentano limiti invalicabili, un punto oltre il quale c’è un mondo sconosciuto, un altro mondo. Quella data da quell’autore in quel libro era la definizione perfetta di ‘isolanità’, un concetto tanto chiaro e oscuro allo stesso tempo.
La questione, introdotta da questi due punti, oggi è, per me, più che mai attuale. L’isola non smette di essere isola e gli isolani non smettono di essere isolani a volte neanche quando hanno ormai lasciato l’isola da tempo. La conservazione di produzioni tipiche, di idee tipiche, di tradizioni tipiche è il marchio di fuoco di quanti sono nati nell’isola, sia che ci vivano ancora, sia che l’abbiano lasciata. È un dramma distanziarsene.
In un modo o nell’altro ci si rimane attaccati, come un neonato al seno di una madre/badante. Ma c’è modo e modo di conservare legami, e di intrecciarne di nuovi. Ci sono quelli che all’estero da una vita hanno una visione più ristretta dei loro corregionali rimasti nell’isola. Ci sono quelli che tornano dopo anni e portano una ventata di freschezza, riuscendo a coniugare novità ed esperienze di vita con gli stili ‘sardi’. Ci sono quelli che non tornano fisicamente ma mentalmente non l’hanno mai lasciata (l’isola). Ci sono quelli che non tornano spesso ma ne vedono i pregi e i difetti.
Non saprei in quale categoria entrare, e le categorie, come sempre avviene, non sono compartimenti-stagno, ma insiemi nei quali gli elementi cambiano di posto spesso, così mi piacerebbe fosse.
Oggi, proprio oggi, 20 luglio, vedo i pregi tanti di essere un’isola di essere nell’isola di fare qualcosa per l’isola più povera economicamente dell’Italia. Ma non ve li dico, non serve a niente. A che servono gli elogi? Se servissero a migliorare lo farei, e ne avrei da scrivere. Più frequentemente servono a ‘incensarsi’, a sedersi e ingrassare, nel più tipico stile italiano.
Passo quindi a una critica. Che per me ha, di gran lunga, maggior valore di un complimento.
L’Italia oggi, e la Sardegna, le vedo grigie. Con pochi colori. Con poche alternative. Con poche discussioni. Ognuno vuole assomigliare il più possibile all’altro. Nel bene e nel male. "L'erba del vicino è sempre più verde" non vale per la Sardegna".

Colorz. Rossella, via col vento.

Un consiglio: indossiamo vestiti sgargianti, suoniamo, disegniamo, esprimiamoci, ascoltiamoci, risentiamoci (!) UsciAMO dai confini restando nei confini se lo sappiamo fare, se no, nel dubbio, siamo estremi e non poniamoci confini.

Lo scrittore di cui ho parlato è, naturalmente, l'avrete capito. Sergio Atzeni. Il titolo del libro non lo ricordo davvero.

Con rispetto e amore,
Vinicio

Carros e faixas de pedestre

De novo sobre carros e pedestres/bicicletas.
Acho esquisito que quando um carro, finalmente, para para deixar o pedestre
cruzar, na faixa de pedestre, as pessoas sigam agradecendo ao carro. Nao é assim.
é direito do pedestre passar.
Quando voces estao de carro, agradecem aos outros carros que param
quando o semaforo esta vermelho? Nao né?
é a mesma coisa, que um carro pare na faixa de pedestre nao é cortesia,
é rispeito das regras.

Obrigado para ler, agora sim agradeço.
Vinicio